TUTTO UN TRATTO, UNA MADRE E UNA COMBATTENTE TENACE

Per Stana Katic, con radici serbo-croate, la serie Castle è stata la sua rivelazione. Per via del ruolo di detective determinata, è conosciuta in tutto il mondo. Tuttavia, la serie non si è conclusa in contesti positivi, c’è stata una riduzioni di costi e tagli dei produttori e degli attori, tra cui la stessa Stana, in modo da poter continuare a trasmettere la serie con un budget inferiore. Infine, la nuova stagione non è mai stata registrata, per le polemiche venutesi a creare dopo queste decisioni, è comprensibile se ai fan di Stana e di Castle non piace portare a galla questi eventi. Nella sua nuova serie, Absentia, interpreta un agente dell’ FBI da la caccia a uno dei serial killer più famosi di Boston. La serie di 10 episodi viene trasmessa da AXN, in Ungheria il martedì sera.
Stana Katic ha risposto alle domande dei giornalisti, incluso quelli di Index, relative alle registrazione realizzate in Bulgaria. Ha parlato, anche, della situazione delle donne a Hollywood e del fatto che Absentia è stato come girare tre film contemporaneamente.

Come presenteresti il tuo personaggio?
Interpreto un agente dell’FBI di nome Emily Byrne, è stata rapita 6 anni prima della serie. Tutti pensavano che fosse morta, la serie inizia quando viene trovata in una capanna nei boschi, senza alcun ricordo degli anni in cui era scomparsa, trova tutto molto cambiato. Tornando a casa scopre che il marito si è risposato e che suo figlio è cresciuto chiamando un’altra donna “mamma”, la salute del padre è peggiorata. Questo è il modello della serie.

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Se dovessi caratterizzare Emily, cosa diresti: lei è una sopravvissuta oppure una guerriera?
Sopravvissuta. Ma per essere un sopravvissuto devi essere un guerriero. Io amo il mio personaggio perché ha dovuto affrontare cose estreme e ora non può tornare indietro (alla sua vecchia vita). Ci sono diverse cose che si porta indietro, costantemente, ma nonostante tutto lei continua ad andare avanti.

Avete parlato con degli psicologi per capire cosa significa essere una vittima?
Ho parlato con alcune persone, sì. Gli scrittori e i produttori hanno voluto raccontare una storia che fosse credibile. Non è l’unico obiettivo della nostra serie, ma è uno dei più importanti, che la serie sia il più credibile possibile.
Quello che Emily ha affrontato è un grande esaurimento. Durante i preparativi per la serie, ho parlato con professionisti che hanno avuto a che fare e aiutato persone che sono state sequestrate per anni. Ho anche letto molto su questi casi. Inoltre, abbiamo registrando la serie nei Balcani dove, credo che ci sia una storia incredibile di sopravvivenza e in circostanze pazzesche. Penso che tutto questo si vede attraverso lo schermo grazie all’aiuto della nostra squadra parzialmente locale. Dà un’altra energia a questa serie. Mi dispiace se sembro meravigliata da tutto questo.

Cosa ti piace di più su Emily?
Mi piacciono le persone che fanno tutto il possibile per sopravvivere, lei è proprio così. Quando ho letto che Emily è una guerriera, che non si arrende. Ne sono stata entusiasta, non volevo interpretare una persona che era solo una vittima e cose del genere. Ho letto un sacco di copioni e ho visto molti ruoli femminili. La maggior parte sono madri e mogli. Ci sono pochi personaggi così, interpretare una madre e una vera guerriera allo stesso tempo. Quando ho letto lo script, mi sono ricordata che pensavo che ruoli come questi non erano disponibili. Penso che sia qualcosa di così moderni, interpretati da donne. Prendiamo Katniss (personaggio di Jennifer Lawrence in Hunger Games) e altri personaggi come lei. Il nuovo prototipo di guerriero che vogliamo creare è sia madre, sorella e ex moglie di qualcuno. La serie mostra diverse facce di un personaggio forte.

Come ottenere più ruoli e pari retribuzione per le donne a Hollywood?
Possiamo pensare che siamo nel 21° secolo e che possano essere risolte le discriminazioni. Credo che tante cose stiano cambiando di recente. Negli Stati Uniti, le donne e gli uomini si sono riuniti per attirare l’attenzione su questi problemi. Penso che questo possa essere la chiave per l’intero settore e noi stessi dobbiamo essere responsabili e stabilire alcune regole, che dovranno essere uguali per tutti.

Era la tua prima volta come produttrice di una serie. Come è andata?
Interessante. Come produttrice, sto lavorando per garantire il successo della serie e sto cercando di fare tutto il possibile per dare alla squadra tutto quello di cui hanno bisogno. Inoltre, ho molto più attenzione ai dettagli che quando sono solo un’attrice.
Oltre al mio ruolo, questo lavoro è stato speciale per me, perché, di fatto, è come fare un film indipendente, che andrà in onda in televisione. Sembrava molto eccitante per me e penso che i film indipendenti sono molto importanti perché sono i progetti più rischiosi, quelli che a cui i principali studios non sono interessati. Come produttrice sto lottando per far registrazioni, a partire dal primo giorno di riprese fino all’ultimo, nella stessa alta qualità. La serie è in corso di registrazione da più di 50 giorni ed è comprensibile che le persone stiano iniziando ad annoiarsi. Inoltre, la storia della serie non è la più comune. L’ho sperimentato nella mia pelle, ogni sera quando torno a casa scopro di avere nuovi lividi e di solito non ho idea di come me li sia procurati.

Come ti è arrivato il ruolo, dopo Castle?
Nel modo più comune. Il mio agente mi ha mandato il copione, come al solito. In precedenza, ha avuto un ottimo rapporto con il team di Sony, che ha cominciato a svilupparsi in quel momento. Man mano che le cose si evolvevano, il progetto è arrivato a me e il mio agente mi ne ha parlato, ha trovato la sceneggiatura interessante e ha creduto che avrei con questo incarico avrei avuto tutto quello che volevo per il mio prossimo lavoro.
Castle è stata una grande esperienza e penso di essere stata fortunata ad avere registrato 8 stagioni in una serie con così tanto successo. Mi ha dato una grande base, ma poi ho pensato che avevo bisogno di cambiare la mia carriera un po’, fare una cosa nuova. Quello che volevo come attrice, e per il mio futuro, era essere coinvolta come produttrice in questo progetto. Questo è un pezzo di lavoro, che non avevo mai sperimentato finora. La cosa più importante da fare è costruire qualcosa che rende faccia uscire la tua creatività.

Com’è stato lavorare accanto al regista?
Come attrice, è come girare un film. Non abbiamo registrato in ordine cronologico, ma per posizione. Ieri o l’altro ieri, se ricordo bene, abbiamo registrato scene per cinque episodi diversi. Questo è abbastanza insolito per una serie americana. All’inizio delle riprese, noi attori ci siamo guardati a vicenda, avevamo tutti  e 10 copioni degli episodi in mano e dovevamo saperli tutti guardarono a vicenda perché, per la prima volta, qualunque episodio poteva essere parte di qualsiasi ripresa. Tutti i personaggi hanno il proprio modo di costruirsi e mostrarsi consapevolmente.

È come girare 3 film in 62 giorni.

Il regista e il cineoperatore lavorano insieme, come se fossero un singolo cervello. Hanno un ottimo senso nel riuscire a trovare il centro emotivo di ogni scena. A volte, nel modo in cui gli attori dicono le loro battute, e talvolta con le loro soluzioni tecniche, possono portare il materiale ad un nuovo livello. Altrimenti, l’atmosfera è molto tranquilla e cercando di trovare le soluzioni migliori. È un po’ come camminare attraverso la nebbia, potresti trovare ostacoli e tutto il resto quando ne rimani ‘intrappolato’. Quindi abbiamo deciso cosa fare. C’è un significato in questo e spero che tu riesca a capire cosa intendo.

 

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