Un anno e mezzo dopo la fine della serie che ha dato la sua fama, l’attrice protagonista in Absentia debutta come produttore.

L’attrice Stana Katic (Hamilton, Canada, 1978), compare tra gli alberi, con la faccia incrostata di sangue, la mano anch’essa sporca di sangue, i capelli bagnati e pieni di fango. Va nel suo camerino perché deve prepararsi per un’altra scena, speriamo con meno sangue e meno fango.

Questo accade nel giorno 52 dei 62 previsti per le riprese della serie Absentia, un thriller poliziesco e dramma familiare, con molta azione trasmesso da AXN ogni lunedi (alle 22:05). È marzo e Katic si trova già da qualche mese a Sofia dove hanno girato tutta la serie con location naturali e un grand freddo bulgaro. Ha contusioni su tutto il corpo, assicura, ed è stanca perché nei giorni in cui non gira, è una dei direttori esecutivi della serie. “È la prima volta che lo faccio davvero” dice, perché già lo è stato, nell’ultima stagione di Castle, e, di fatto, essere produttrice esecutiva è stata una delle ragioni che l’ha convinta a dire di si a questo progetto solo un anno dopo la messa in onda dell’ultimo episodio di Castle, dove ha dedicato 8 anni della sua carriera.

“È un’esperienza interessante. Come attrice devi essere molto aperta: come produttrice, invece chiusa per far in modo che il programma abbia successo, voglio che il mio gruppo sia a suo agio per poter dare il meglio”, spiega, “E, in più, sono preoccupata di raccontare una grande storia. È un lavoro costante. Come produttrice esecutiva sono più attenta ai dettagli rispetto al solo recitare”.

L’attrice pensava da tempo che produrre era il suo passo successivo. Come è stato per tante altre donne ad Hollywood, l’unico modo di trovare ruoli femminili interessanti, e far in modo che non si corrompa lo sviluppo del progetto, è produrlo da sé. L’esito di Big Little Lies è un esempio recente.

Absentia era, per Katic, una forma per andare avanti dopo l’uscita di Castle, un finale che era pieno di rumors riguardanti l’astio tra Stana Katic e il suo co-protagonista e coppia nella serie, Nathan Fillion. “Ho avuto molta fortuna a fare 8 stagioni di Castle, che ha avuto molto successo” racconta l’attrice durante le sue ore di riposo dalle riprese a Sofia. “Dopo ciò, mi chiedevo come avrei fatto a dare un cambio radicale, e comparve il copione di Absentia che era qualcosa di nuovo, interessante e inesplorato da me come attrice. Il mio agente me lo inviò appena finito e mi disse che aveva tutti gli elementi che cercavo per il mio prossimo progetto”.

Al parlare di Absentia a Katic avvolte scappa la parola “film” invece di serie. Non è un errore, per lei Absentia è un film. “Stavamo girando un film indipendente per la televisione” dichiara. “Nei Stati Uniti il cinema indipendente ha storie più interessanti dei grandi studi”. E lo stesso crede che sia Absentia, dove torna ad interpretare un’agente, però, questa volta un personaggio più completo. Emily, un’agente dell’FBI che scompare senza lasciare tracce mentre sta dando la caccia ad uno dei serial killer più temuti di Boston. In seguito viene dichiarata morta, lasciando soli il figlio Flynn di 3 anni e il marito Nick. Sei anni più tardi, viene ritrovata in una capanna in mezzo ai boschi in fin di vita e senza alcun ricordo degli anni della sua scomparsa. Tornata a casa scopre che il marito si è risposato, che il figlio è stato quindi cresciuto da un’altra donna e non la riconosce.

La prima cosa che l’ha colpita su Absentia è stato appunto il suo personaggio. “È una sopravvissuta, è per esserlo deve essere una combattente. Ha passato qualcosa di estremo ed è capace di andare avanti”, racconta. “È una protagonista molto completa. Non volevo un ruolo in cui il personaggio era solo una vittima, una madre, una guerriera, moglie, sorella, figlia. Penso che non ci sono molti personaggi così lì fuori”.
Parlò con gli psicologi per capire lo stato post-traumatico di queste vittime e la perdita della memoria. “Ho parlato anche con donne che avevano passato qualcosa di simile”, dice. E ha guardato  video su YouTube per lavorare sulla relazione con suo figlio Flynn (Patrick McAuley). “Ho guardato dei video su madri leonesse, per capire quanto possa essere feroce una madre che protegge suo figlio”.

Emozionalmente il personaggio è una sfida, però maggiore è adattarsi al processo della creazione, Oded Ruskin e Maria Feldman, direttore e produttrice. “È come un film perché non abbiamo girato gli episodi in ordine”, spiega. “Li abbiamo girati seguendo la location. All’inizio per noi è stato un po’ complicato perché dovevamo sapere tutta la storia, però questo è come girare un film –serie– in poco più di 60 giorni”.

 

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